Il lutto nell’età dei cambiamenti

L’adolescenza è un’età di cambiamenti, difficoltà e conflitti. Cambiano il corpo e la mente, le cose che si provano e che si pensano. Si trasforma la relazione con se stessi, si deve lasciare andare l’infanzia e cambia la relazione con gli altri: i compagni e le compagne, gli amici, i genitori da cui si sente che ci si deve separare, uscendo dal nido sicuro e protetto che hanno rappresentato fino a quel momento. Emerge l’esigenza di ricercarsi, di comprendere chi si è, con la voglia di una vera autonomia ma anche con il timore del nuovo.

Le oscillazioni nei comportamenti sono una specificità di questo periodo della vita. Nella prima fase  dell’adolescenza (11-14 anni) i genitori rappresentano ancora un punto di riferimento, mentre nella seconda fase (14-18 anni) è il gruppo dei pari a prendere questo ruolo. L’identità si sta strutturando e si può provare molta insicurezza rispetto a chi si è. Una condizione che porta a far emergere negli adolescenti sentimenti ambivalenti nella relazione con le persone di riferimento con cui possono esprimere dipendenza e idealizzazione ma anche opposizione, insofferenza e arroganza.

In questo tempo di cambiamenti e separazioni perdere un genitore o una persona vicina può essere un evento molto grave che può destabilizzare la costruzione della propria identità. I ragazzi possono sentirsi confusi, non comprendono che cosa provano, non capiscono “davvero” che si può morire, soprattutto se in modo improvviso: sembra impossibile e inaccettabile.

Le reazioni degli adolescenti di fronte al lutto possono essere molteplici e anche apparentemente contrastanti: dall’imbarazzo all’espressione di rabbia e dalla negazione all’assunzione di responsabilità e di comportamenti adulti. Possono provare imbarazzo verso espressioni di dolore vissute come fragilità, oppure collera nei confronti di chi le manifesta e di ciò che si può provare. La profonda angoscia, che provano di fronte alla perdita, può portare ad allontanare anche solo il pensiero della possibilità della morte, portando a comportamenti di ricerca di soddisfazione immediata o di sfida mettendosi in situazioni di rischio. Possono anche aver bisogno di idealizzare la persona morta, in parte per attenuare il senso di colpa dovuto all’aver provato rabbia o altri eventuali sentimenti negativi verso di lei nell’arco della vita.

È importante capire quali comportamenti esprimano segnali di disagio. Un primo indicatore può essere rilevato nell’attività scolastica, con un calo del rendimento o la riduzione della partecipazione alle attività di gruppo. In termini generali, a livello di comportamento, è possibile rilevare sintomi depressivi e agitazione, così come disturbi del sonno. La situazione di disagio provata dall’adolescente può tradursi in alcuni casi nell’abuso di sostanze, come droghe e/o alcol, e in disturbi del comportamento alimentare. All’interno della convivenza famigliare si possono riscontrare anche comportamenti inusuali rispetto agli altri membri della famiglia, che oscillano su poli estremi, dall’eccessiva protezione all’aggressività. Tali comportamenti rivelano che l’adolescente sta affrontando la perdita in modo problematico e necessita di un supporto.

Chi si occupa dell’adolescente dovrebbe dedicargli del tempo per parlare con calma dell’accaduto, mostrando quello che prova e invitandolo ad esprimere a sua volta ciò che ha dentro. Può rassicurarlo del fatto che ciò che sente è del tutto normale, anche l’ambivalenza di sentimenti che a volte possono disorientare per la loro diversità. Sarà poi utile supportare il ragazzo/la ragazza a mantenere dentro di sé un contatto con la persona che non c’è più e a custodirne la memoria.